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Incontri di Gusto con Feudi di Guagnano

80 anni di Negroamaro, vigneti ad alberello che ancora producono con il cuore e la tradizione enologica di quelle stagioni. Tre amici Gianvito, Carlo e Franco, uniscono le proprietà per rilanciare, qualità e blasone del Negroamaro del distretto o meglio del Feudo di Guagnano.

Gianvito Rizzo, portavoce della cantina propone in degustazione tre etichette “Rosarò” 2016, “Diecianni” Primitivo 2016 e “Cupone” Riserva 2013, presso il Ristorante “Negroamaro” dell’Hotel 8più a Lecce, con ai fornelli l’Executive Chef Matteo Calò.

Tema culinario le cotture lente e variazioni sul manzo e l’abbinamento con il pregiato vino, vinificato in rosato secondo la tradizione, un Primitivo e la Riserva del Salice Salentino. Una scaletta che parte già a metà rampa con l’antipasto: bocconcino di cappello del prete fritto con panoir al finocchietto, salsa di melanzane fumè con asparago, carota e patata croccante, piatto che pur agevolato dalla freschezza delle verdure richiede l’abbinamento del Rosarò 2016 Igt Rosato Salento di Negroamaro. Un rosato di annata, maturo, che conserva  le qualità di struttura e carattere della nota lacrima, emblema di questi territori.  Il secondo vino è il Diecianni 2016, Primitivo Salento Igp, pronto di annata, che può ancora evolvere in morbidezza, gradevole ed esuberante sul raviolo farcito con campanello di manzo brasato, mascarpone e cacao amaro, salsa di spinaci e cavolo verza croccante. Cupone Riserva 2016, Salice Salentino rosso Riserva Doc è l’etichetta che realizza lo strike della serata, elegante, ampio, caldo e gratificante, argina con disinvoltura la guancia stracotta con birra al doppio malto, schiacciata di ceci bianchi e cipolla e salsa di sedano rapa. Il calice colmo di vino si ossigena ed accompagna con disinvoltura il dessert composto da una terrina di mela annurca, sorbetto al cioccolato, composta alle arance, spugna e crumble ai pistacchi.

Ingredienti, tagli di carni e pasta fresca vicini alla cucina della tradizione, sono stati domati ed ingentiliti dalle verdure e dalle tecniche di cottura, le etichette fra evoluzione e struttura hanno mostrato, tutti i caratteri distintivi di quel distretto, con la particolare, autentica firma della cantina Feudi di Guagnano, che riesce ad esprimere vini non omologabili.

Delfini cuponabili 🙂

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