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Ristorante “La S Romagnola” – Rimini

Rimini, ha origine storiche lontane, nelle vestigia dell’antica Roma, ma ancora di più della sua riviera. Una città che vive una dicotomia forte fra il delirio della striscia balneare e l’arco di Augusto, il ponte di Tiberio e l’anfiteatro millenario.

Questa volta scegliamo un ristorante aperto da pochi mesi, gestito da Diego Nanni ed altri tre soci, che vantano anche se giovanissimi, la gestione di locali serali di successo. La Esse grossa, la Esse romagnola, imperiosa, godereccia e dalla sostanziosa qualità, è lo stile che si ritrova innegabilmente fra i tavoli e nei piatti. Gentilezza, efficienza, professionalità, sembra un team già a puntino, con poche sbavature, che trovano in questa gestione professionale e proattiva, l’efficace interpretazione dell’ospitalità romagnola, dove tutto è di più.

La cucina utilizza prodotti di chiara leggibilità nel piatto, salumi locali, carni territoriali, olio e vino con etichette chiare! Qui, sembra che ci sia una risposta ad ogni domanda, disponibile e precisa.

Iniziamo con un metodo classico, extra brut di Sangiovese vinificato in bianco di casa Pertinello, che si inserisce con carattere in questa schiera crescente di bollicine italiane. Vi abbiniamo un antipasto di lettura gourmet, flan di asparagi su fiordilatte con pomodoro confit e melanzana fritta e l’uovo marinato su fonduta di squacquerone, davvero molto buono. Ci immergiamo poi nel coming soon del “Ciccione”, per provare l’ebrezza tutta emiliana di un antipasto ridotto alle nostre capacità volumetriche. Ovvero, basterebbe lui da solo, con una buona bottiglia di vino.

Ma dicevamo che la “S” è grande ed il primo piatto è obbligatorio con il passatello asciutto alla colatura di bufala con pomodori gratinati e pancetta croccante ed un Signor Bollito di carne con purè di patate e trittico di salse, abbinato ad un Sangiovese Superiore Romagna Doc 2015 della Tre Monti Soc. Agr. di Imola.

Questo ci sembra un posto già di rilevante riferimento, nella Rimini del centro storico, con la premessa della tradizione e la capacità di fare molto altro, perché quando a dirigere è un mediano di spinta come Diego, passare il centro campo è difficile, attendere il contropiede, la regola!

Delfini fieri 🙂

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